Come si calcola il TFR

calcolo.jpgNel corso di una vita professionale ci si trova spesso a cessare un rapporto di lavoro. E la domanda che ci si pone ogni volta è: come si calcola il TFR?  

Diciamoci la verità, la cosiddetta liquidazione è una bella invenzione che permette ad ogni lavoratore di ritrovarsi alla fine con un bel gruzzoletto messo da parte. Ma i dubbi sul quantum vengono, soprattutto perché questo tipo di conteggio avviene in una fase di distaccamento tra le parti. E non si sa mai! Meglio conoscere la procedura, così stiamo più tranquilli. 

Per calcolare il trattamento di fine rapporto esiste una “retribuzione utile”, come è definita dalla legge, che è quella che viene presa in considerazione per sviluppare i conteggi. Ma quale voce sul cedolino paga interessa ai fini del computo TFR? Molti la specificano con la voce “Imponibile TFR”, semplificandone l’individuazione. Ma chi ci dice che sia corretta? Qual è il criterio a monte per definire l’imponibile TFR che compare sui cedolini?  

Non starò qui a fare l’elencazione dettagliata di ogni componente retributiva utile per il TFR, ma in quella voce (retribuzione utile per il TFR, imponibile TFR ecc.) devono entrare tutte le somme corrisposte in dipendenza del rapporto di lavoro a titolo non occasionale, compreso l’equivalente delle prestazioni in natura. Quindi, minimo, contingenza, edr, 13°, 14° e ogni altra somma corrisposta abitualmente. Un premio ad personam corrisposto una tantum in occasione di un particolare evento, ad esempio, non fa parte della retribuzione utile, a meno che esso non venga corrisposto ogni anno. In tal caso diventa abituale e concorre a formare l’imponibile per il calcolo del TFR. 

A questo punto, sappiamo dove cominciare a guardare sul cedolino. Ma il TFR è un’altra cosa. È solo una parte di quella retribuzione utile che ogni anno viene accantonata (oggi anche presso fondi specialistici). Come si determina? Semplice! L’ammontare del TFR spettante al lavoratore è uguale alla somma, per ciascun anno di servizio, della retribuzione utile divisa per 13,5. In altre parole, si prendono tutti i cedolini dell’anno, si sommano le retribuzioni utili (corrisposte in dipendenza del rapporto a titolo non occasionale) ed il risultato deve essere diviso per 13,5. Per capire meglio, ipotizziamo che Tizio abbia avuto nell’anno 2006 una “retribuzione utile” di € 20.000. La procedura di calcolo è la seguente 

20.000 : 13,5 = 1.481,48 (accantonamento) 

Questa operazione va fatta ogni anno, e la quota di accantonamento che se ne ricava viene sommata a quella dell’anno precedente, che a sua volta viene rivalutata con l’applicazione di specifici coefficienti ISTAT, dando vita al fondo TFROvviamente, il risultato è un TFR lordo, che andrà prima sottoposto a tassazione come per legge e poi corrisposto al lavoratore. Il tutto immediatamente dopo la cessazione del rapporto. A tale proposito vedi un mio precedente post sull’argomento, dal titolo “Il TFR va corrisposto al momento della cessazione del rapporto”.

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