Dimissioni: come evitare il preavviso.

mobilita2.gifLe dimissioni sono l’atto con il quale il lavoratore decide di porre fine al rapporto di lavoro. È una “manifestazione di volontà” libera ed incondizionata. Non ci sono limiti, dunque, tranne per il fatto che il lavoratore, come in ogni ipotesi di recesso, dovrebbe dare e rispettare il preavviso (art. 2118 c.c.). Uso il condizionale perché quello del preavviso sta diventando un vero e proprio dilemma. Una spada di Damocle che grava sulle spalle del lavoratore oramai privo di ogni motivazione a continuare. In effetti quando si decide di andare via, di cambiare lavoro, di porre fine al rapporto, il lasso di tempo che intercorre tra la comunicazione e l’effettiva risoluzione è solo una formalità. Il lavoratore teoricamente è già fuori dall’azienda. Lo è con la testa e con il cuore. Quindi, rimanere altri 15 giorni, dopo avere trovato il coraggio (in alcuni casi) di dire al datore di lavoro “qui non ci voglio stare più”, è davvero stressante. Cosa si può fare per evitare questo tormento? Una soluzione ci sarebbe (non sempre valida), ma presuppone che il lavoratore attui una piccola strategia. L’obiettivo è quello di trovare un accordo sul fatto di andarsene. In altre parole, quando un lavoratore si dimette, molto spesso è perché mancano i presupposti di compatibilità ambientale. Non ci si trova bene! Ed è meglio chiudere il rapporto. Prestando un po’ di attenzione alla fattispecie, si può notare che le dimissioni fanno piacere anche al datore di lavoro (in giurisprudenza si parla di comportamenti concludenti), che si alleggerisce anche della responsabilità di dover decidere il licenziamento. Se questo è vero, se anche il datore di lavoro concorda sul fatto che è meglio chiudere il rapporto, ma non lo dice perché da parte sua si tratterebbe di intimare un licenziamento che potrebbe essere illegittimo, allora si può evitare il preavviso e, con esso, l’eventuale trattenuta dallo stipendio che spesso viene effettuata nei confronti di chi ha deciso di andarsene su due piedi. Si tratta di una risoluzione consensuale, prevista dall’art. 1372 del codice civile, che si concretizza nel fatto che entrambe le parti concordano sulla volontà di interrompere il rapporto di lavoro. Per concludere, prima di rassegnare le dimissioni, assicuratevi di poter addivenire una risoluzione consensuale. Il ragionamento da fare è semplice e funziona così: io me ne voglio andare, voi mi volete cacciare; a questo punto evitatemi il preavviso ed io me ne vado subito.

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